Referendum ’93

Posted: 31st gennaio 2013 by colpo93 in Main
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Il referendum abrogativo del finanziamento pubblico dei partiti del 1993 con un 90% di “Si” fu aggirato dai politici (attenzione, non dico “classe politica”, “parlamento” o qualche altro collettivo astratto o generico, dico “politici” cioè, ognuna delle singole persone che parteciparono alla votazione) con l’approvazione della legge 515 del 10 dicembre 1993 che istituiva il rimborso elettorale.

Con l’approvazione della 515/93 i politici che la votarono hanno disubbidito il mandato delle urne, la chiara volontà sovrana del popolo italiano di non continuare a mantenere economicamente per legge ai partiti e invece hanno imposto la propria volontà cioè di continuare a essere mantenuti dallo stato (soldi nostri) cambiando la formula legale.

Facendo due conti sicuramente hanno ben pensato che i cittadini, d’accordo ai risultati del loro lavoro non gli avrebbero dato soldi, no volontariamente.

Inutile giustificare la scelta allora fatta con il cavallo di battaglia che senza i contributi pubblici solo i ricchi faranno politica. Il contributo pubblico ai partiti non ha mai impedito ai ricchi di mettere il loro potere economico al servizio de una politica a loro favorevole come abbiamo già visto.

Un efficiente controllo della provenienza dei soldi che i partiti ricevono da chicchessia, del percorso di spessa e del bilancio finale basterebbe a scongiurare diseguaglianze, controllo che i “nostri” politici o sono incapaci di fare o non gli conviene.

Il parlamento (ogni singolo parlamentare) deve onorare in lettera e spirito il mandato legittimamente espresso dai cittadini mediante il voto, e se così non fosse dovrebbe essere punito dalla legge, mi auguro che in qualche modifica costituzionale sia un principio che viene introdotto.

I parlamentari usurparono la sovranità del popolo e nello stesso atto legalizzarono questa usurpazione. La questione è (direbbe Humpty Dumpty) chi comanda qui, ed è evidente che comandano loro, per la forza, a dispetto del obbligo di rappresentatività derivante dal voto quindi a dispetto della costituzione.

Non è tutto; siccome i soldi che questo ente astratto che è “lo Stato” da ai partiti politici lo prende dalle mie niente astratte tasche nella mia concreta persona e va a finire nelle personali mani dei componenti dei partiti, questi politici votando la legge 515 del ’93 stanno da allora, mettendo a forza le mani nei miei soldi, e questo atto dalle mie parti a un nome preciso. E la persona che prende per forza il soldi di un altro ha anche un preciso nome nel dizionario.

La disonestà intellettuale degli “onorevoli” si fa appena un po’ più fine quando usando la strategia della vittima si lamentano della “ondata di antipolitica” vaticinando futuri disastri nel caso non continuiamo a fidarci di loro. E come ti fidi mai di qualcuno che ti tradisce e poi lo nega?

La Italia dal ’93 in poi è andata di male in peggio, ma uno degli aspetti fondamentali del declino si trova nella mancata partecipazione degli Italiani nella vita pubblica, indice di democrazia.

Dopo la legge 515/93 che vanificò il risultato del referendum che abolì il finanziamento pubblico ai partiti, dal 1994 al 2011 (18 anni) furono presentati 40 referendum e raggiunse il quorum solo 16 di loro. Nei 20 anni precedenti invece, dal 1974 al 1993 furono presentati 26 referendum e solo 3 non raggiunsero il quorum.

Periodo Referendum presentati Quorum raggiunto Quorum no raggiunto
1974 – 1993 26 23 (88.5%) 3 (11.5%)
Tradimento referendario del ’93
1994 – 2011 40 16 (40%) 24 (60%)

Il disincanto l’apatia, la oggettiva inutilità di partecipazione, è evidente.

«Quelli lì già non ci rappresentano più, si rappresentano a se stessi e non possiamo fare niente per evitarlo.»

La cosa curiosa è che in tutti questi anni di buio (Berlusconi si/no sinistra si/no ma tutti con le tasche piene) dal 1993 al 2011 i politici non hanno parlato di “antipolitica”; chi sa perché questo popolo rassegnato, depresso, muto, impotente, castrato li stava bene.

Nel frattempo aumentavano i fatti di sangue, ce la prendevamo con gli immigrati e ci facevano esprimere attraverso i loro sondaggi come si fossero le nostre voci.

Lo spauracchio della antipolitica, cioè “senza di noi ci sarà il caos” è una manipolazione grossolana che ci prova a nascondere quello che è alla vista di tutti cioè che non c’e nessuna “antipolitica” solo un profondo disprezzo per “questi” politici, quelli che votarono la 515/93. Venti anni a riempirsi le tasche coi soldi negati dal referendum più gli autarchici aumenti di stipendio per fare male il loro lavoro.

La gente è molto conscia della necessità di una organizzazione politica amministrativa gerarchica della società anzi, è affamata di qualcosa del genere, sta morendo per la mancanza di ciò. In cambio ci conduce un branco di inefficienti prepotenti (come dimenticare le immagini della reazione scomposta di un presidente del consiglio interrogato dal giornalismo per l’affitto agevolato della sua abitazione, immagini subito scomparse di tutti i media) che credono che perché li abbiamo assunto da autisti sono proprietari della macchina.

Non siamo quindi contro “la politica” siamo in contro di voi, non vogliamo voi, ogni singolo, incapace, traditore politico che a votato a favore la 515/93.

Vi siete accorti che da quel momento avete rotto le relazioni con i votanti e fatte finta di niente sperando che dimentichiamo. Gli italiani certo che confondiamo a volte chiesa e politica e abbiamo ahimè lo stampo della pecora, ma l’unica maniera responsabile di ricomporre il divorzio fra politici e cittadinanza è che torniate ai ranghi, cioè al servizio del popolo sovrano. Notate che essere “al servizio” implica una chiara distinzione gerarchica cioè, il guidatore della macchina non è il proprietario e se vi siete montati la testa per un attimo ripigliatevi. Altrimenti continuerete a distruggere la Italia.

Chi sa se magari in un lampo di lucidità ve ne andate via e così facendo ci salviamo.

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